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Fuji Club Italia _ Macchine fotografiche degli anni "30 e non solo _ Fotocamere a lastre: la Goerz Anschutz

Inviato da: ilcappio il Jan 20 2009, 02:43 PM

Le fotocamere più popolari e maggiormente utilizzate agli inizi del secolo scorso erano sicuramente quelle di tipo roll-folding; macchine fotografiche leggere, facilmente trasportabili, adatte per ogni situazione di ripresa e che utilizzavano la pellicola in rullo ormai ampiamente diffusa. Ciò non toglie che i cataloghi di quasi tutti i maggiori produttori dell’epoca continuavano a presentare fotocamere a lastre ( le cosiddette folding plate cameras, secondo la medesima classificazione di tipo anglosassone per cui abbiamo definito le prime roll-folding) dalle dimensioni e dal peso più ragguardevole destinate, in un certo senso, ad un uso più professionale. Quest’ultimo tipo di apparecchi fotografici se continuava a rappresentare l’ideale per la fotografia di ritratto o paesaggistica denotava qualche limite per quel che riguardava la fotografia d’azione o sportiva. Infatti gli utilizzatori lamentavano una certa inadeguatezza relativamente a quello che in Italia veniva definito lo spiegamento della fotocamera e cioè l’apertura della stessa in modo da renderla operativa. Un altro limite era poi rappresentato dalla limitata gamma dei tempi di otturazione. Fu così che l’industria dell’epoca dimostrò attenzione alle esigenze dei fotografi sportivi e dei fotogiornalisti progettando apparecchi che potessero soddisfare le loro aspettative. Una delle prime in tal senso fu sicuramente la ditta Goerz di Berlino.

Questo marchio, fondato nel 1886 da Carl Paul Goerz, aveva lanciato nel 1896 un particolare tipo di fotocamera classificata come “strut-type camera” cioè del tipo a struttura rigida (in cui la parte frontale ed il soffietto erano assicurati al dorso da quattro tiranti metallici richiudibili su sé stessi). Questa macchina era nota con il nome di Goerz Anschutz.

Essa nasce con delle caratteristiche peculiari: ha una struttura compatta che le garantisce una estrema maneggevolezza, una notevole rapidità nello spiegamento, una compattezza dell’insieme e, soprattutto, un otturatore decisamente all’avanguardia.



Fondamentale nella realizzazione di questa fotocamera fu l’opera di Ottomar Anschutz, fotografo naturalista nato a Lissa (odierna Leszo) città polacca a circa 40 miglia da Poznan. Anschutz si dedicava alla ripresa di immagini di animali in movimento e competizioni sportive. In collaborazione con i progettisti Goerz realizzò l’otturatore sul piano focale destinato ad equipaggiare la fotocamera che da lui stesso prese il nome e che vantava la caratteristica di raggiungere il tempo di otturazione di 1/1000”. Il successo fu immediato e la sua popolarità presso i fotografi d’azione rimase in auge fin tutta la prima parte del secolo scorso, tanto che stimolò l’attenzione in tal senso di altri grandi produttori dell’epoca che progettarono apparecchi altrettanto funzionali e dalle caratteristiche simili così da entrare in diretta concorrenza con la fotocamera di Berlino. Fu infatti attorno al 1909 che la ditta Ica di Dresda commercializzò l’antagonista per eccellenza, il modello Minimum Palmos, e fu solo nel 1919 che la ditta Contessa Nettel di Stoccarda realizzò la sua Deckrullo-Nettel.

Ma torniamo ad occuparci della nostra Anschutz e osserviamola da vicino.



La macchina, chiusa, ha classica forma di un parallelepipedo sulla cui parte anteriore spicca l’obiettivo. Nel mio caso si tratta di un Dogmar 1:4,5 f=13,5 cm fissato sulla piastra portaottiche che ha lo spostamento verticale ed orizzontale e la scala delle distanze è espressa in yards.

Sul lato sinistro trova posto la maniglia di trasporto, sotto la quale è posizionato un foro filettato per il treppiede.

Sul lato destro una serie di comandi, apparentemente strani, regola il corretto funzionamento della fotocamera. Innanzitutto la combinazione dei valori espressi dal primo disco in lato con quelli indicati dal disco in basso regola i tempi di otturazione (sistema diffuso su numerosi apparecchi dello stesso tipo). Immediatamente sotto il primo disco è posizionato il sistema di armamento dell’otturatore, sotto il quale si trova la leva di selezione del tipo di tempi impostato (T,B,I: la prima lascia la tendina aperta finchè non viene premuto nuovamente lo scatto, la seconda consente la posa fino al rilascio del pulsante, la terza permette l’utilizzo dei vari tempi). Sotto ancora troviamo il pulsante di scatto e in fondo l’indicatore dei fotogrammi con il relativo azzeratore.

Sul lato superiore è indicata la scala delle combinazioni possibili per ottenere i vari tempi di otturazione e vi è uno spazio vuoto destinato probabilmente ad ospitare un mirino richiudibile su sé stesso consistente in due lentini separati destinati alla messa a fuoco di precisione (indicato generalmente con “newton pattern”), così come nella maggior parte delle raffigurazioni della fotocamera in questione. Dico questo perché nel modello di cui dispongo è presente solo un tipo di mirino a traguardo consistente in una parte “a spiraglio” del tipo peep-hole situata nella parte posteriore della fotocamera e in un riquadro metalico ribaltabile nella parte anteriore della stessa. Ciò mi permette di desumere che si tratta di uno dei primi modelli della Anschutz, ma di ciò non ho trovato conferma in alcun libro né tantomeno su internet.

Nella parte inferiore è presente la presa filettata per il cavalletto.

Nella parte posteriore, infine, trova posto il dorso contenente il vetro smerigliato di messa a fuoco.

Per aprire la fotocamera si agisce sulle parti laterali tirando in avanti con facilità la parte frontale. I quattro tiranti metallici si aprono consentendo l’apertura del soffietto e la nostra Anschutz è pronta per l’uso.

Il formato delle lastre è della fotocamera in mio possesso è di 8x10,5 cm, ma erano disponibili altri formati: 6x9 cm, 10x12 cm, 13x18cm. Anche gli obiettivi in dotazione erano diversi: oltre il già citato Dogmar 1:4,5 f=13,5cm erano disponibili un Dogmar 1:6,3 e un Dagor 1:6,8 della stessa lunghezza focale.

Nel corso degli anni il nome Anschutz venne sostituito da Ango che sembra derivare da esigenze di semplificazione del nome stesso della fotocamera = ANschutz Goerz.

La strada intrapresa dalla Anschutz venne dapprima percorsa sulla stessa scia sia dalla Deckrullo che dalla Minimum Palmos, come già abbiamo accennato precedentemente. Ma, nel corso degli anni, vennero elaborati due progetti che migliorarono le caratteristiche della macchina di Berlino: mi riferisco alla Ernemann Ermanox e alla Contessa Nettel Miroflex e anche alla Ihagee Patent Klapp Reflex, modelli a cui potremo dedicare forse spazio in futuro. A tal proposito è interessante notare come, a partire dal 1926 (anno di fondazione della società Zeisss Ikon) tutti i modelli a cui abbiamo fatto riferimento tranne quello della Ihagee siano stati prodotti tali e quali ma marcati Zeiss anche dopo l’assorbimento dei singoli marchi originariamente produttori.

Le fonti da cui attingere su macchine di questo tipo non sono numerosissime e spesso si stenta a metterle insieme ma tutto sembra concordare sul fatto che la fotocamera di cui ci siamo occupati oggi resti una delle prime, se non la prima nella sua categoria.



Eppure, tempo fa, mi sono imbattuto in una macchina del tutto simile alla Anschutz sia nella struttura che nella disposizione dei comandi che nello schema costruttivo. A prima vista sembra di concezione ancora più vecchia, se non altro per il sistema di apertura che si regge su tiranti di tipo meno raffinato. Per quanto abbia cercato non sono riuscito a trovare alcun nome impresso sul corpo macchina che mi consentisse di risalire al modello o alla ditta costruttrice. L’unico riferimento è una sigla: DRGM 105993. Sappiamo che questa sigla corrisponde alle iniziali di Deutsche Reichsgebrauchmuster, acronimo che si poteva incontrare su articoli di produzione tedesca. Accanto ad un nome aveva il significato di “Marchio registrato”, seguito da un numero invece poteva indicare un brevetto. E allora, se così fosse, questa fotocamera che ho comperato e che assomiglia così tanto alla Anschutz poteva essere a lei precedente? Come ripeto, la struttura generale tenderebbe a confermare questo sospetto. Per quello che sono riuscito a sapere dovrebbe trattarsi di un modello della ditta Wunsche fondata nel 1887 a Dresda e assorbita nel 1909 dalla Ica e nel 1926 riunita nella Zeiss Ikon, ma non ne ho la certezza assoluta.

Il bello della ricerca in questo campo è anche questo, non vi pare?

Inviato da: StefanoG il Jan 21 2009, 04:43 PM

Grazie per la tua ricerca, l'ho letta con piacere.
Molto interessante
Thanks
Stefano

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